Consulenza Peritale

Da molti anni sono Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) per il Tribunale di Pisa, svolgendo la funzione di ausiliario del Giudice , in un rapporto strettamente fiduciario nell'ambito delle rigide e precise competenze definite dal Codice di procedura civile . Lo scopo del CTU è quello di rispondere in maniera puntuale e precisa ai quesiti che il Giudice formula nell'udienza di conferimento dell'incarico e di relazionarne i risultati nell'elaborato peritale che prende il nome di Consulenza Tecnica d'Ufficio .

La consulenza giudiziaria però può anche prevedere l'intervento di altri professionisti che svolgono la propria opera, non tanto per il giudice, quanto per le parti in causa: il loro ruolo è detto consulente di parte ( CTP), ossia uno psicologo al quale una parte in causa conferisce un incarico peritale, in quanto ritiene l’incaricato esperto in uno specifico settore, affinché questo affianchi il consulente tecnico nominato dal giudice (CTU) nell’esecuzione del suo incarico e svolga le proprie osservazioni a supporto o critica del risultato al quale il perito del giudice sarà giunto.

Nella nostra professione esistono particolari preclusioni nella scelta del Consulente di parte: “ L ’alleanza terapeutica, che è la caratteristica relazionale che domina la realtà psicoterapeutica, è incompatibile col distacco che il perito e il consulente tecnico devono mantenere nel processo. Per questo, chi ha o abbia avuto in psicoterapia una delle parti del rocesso o un bambino di cui si tratta nel processo o un suo parente, o abbia altre implicazioni che potrebbero comprometterne l’obiettività (art. 26/2, art. 28/1 C.D.) si astiene dall’assumere ruoli di carattere formale. Lo psicologo che esercita un ruolo peritale non svolge nel contempo nei confronti delle persone diagnosticate attivi tà diverse come, per esempio, quelle di mediazione o di psicoterapia. Egli, con il consenso dell’avente diritto, potrà semmai, in quanto testimone, offrire il suo contributo agli accertamenti processuali (art. 12 C.D.). Durante il corso della valutazione processuale, lo psicologo forense non può accettare di incontrare come cliente per una terapia nessuno di coloro che sono coinvolti nel processo di diagnosi giudiziaria (art. 10 C.N.)”.

Share by: